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Il Noh (能) è una forma di teatro sorta in Giappone nel XVI sec. che presuppone una cultura abbastanza elevata per essere compreso, infatti i testi del Noh sono costruiti in modo da poter essere interpretati liberamente dallo spettatore. Ciò è dovuto in parte alla peculiarità della lingua che presenta numerosi omofoni. È caratterizzato dalla lentezza, da una grazia spartana e dall’uso di maschere caratteristiche.

Gli spettacoli

Il teatro Noh non è sola rappresentazione scenica: la vicenda, gli attori, le maschere, la musica, la scenografia e il pubblico sono tutti “tasselli” fondamentali di un mosaico simbolico e ritualistico che ha radici profonde, e in cui lo spettatore deve essere consapevole di trovarsi di fronte a una trama teatrale che può rapportare a se stesso e alla sua vita.

Omote: le maschere del teatro Noh

Lo Shit, il protagonista, recita in maschera. L’attore Nō indossa sontuosi costumi, parrucche variopinte e le maschere (omote), protagoniste delle vicende: rappresentano dei, demoni, guerrieri o donne con lo scopo di far affiorare passioni, brame e sentimenti. Nonostante la loro apparente “staticità” espressiva, le omote, grazie alla maestria di coloro che le intagliano seguendo secoli di tradizioni, riescono a permettere la manifestazione di un’ampia gamma di sentimenti.

L’intagliatore prima, e l’attore poi, devono essere entrambi conoscitori della psiche umana e dei suoi travagli: le modificazioni degli stati d’animo sulla scena durante il dramma avvengono esclusivamente grazie alla capacità delle maschere di modificare espressione a seconda di come la luce rifrange sulle loro linee, e alla bravura dell’attore di compiere minimi movimenti per modificarne l’espressione, pur essendo praticamente impossibilitato alla vista.

La maschera inoltre, ha una funzione mediatrice, cioè può incarnare entità superiori e costituire quindi un punto di incontro tra il tempo mitico e il tempo storico. Essa ha anche la funzione di richiamare i morti sulla terra: indossando la maschera del defunto, l’attore ne incarna lo spirito. Ecco perché qualsiasi spettacolo è preceduto da una sorta di venerazione nei confronti della maschera: in questo modo l’attore pensa che potrà incarnare al meglio il personaggio. Nei drammi più antichi le maschere erano addirittura considerate delle divinità, ecco perché ogni spettacolo del teatro Noh era preceduto da preghiere rivolte a tali divinità.

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