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L’avete sempre vista, ma sapete da dove proviene? La storia della maschera del gatto nella tradizione veneziana vi sorprenderà, perché ha dell’incredibile.

Le antiche origini del simbolo del gatto

Forse è nell’antico Egitto, che venerava i gatti nel vero senso della parola, che affondano le radici del significato della maschera del gatto veneziana, la Gnaga. È l’Egitto, infatti, il regno su cui vegliava Bastet, la dea-gatta dell’amore, ma anche della salute, della maternità… e delle gioie terrene.

Per capire di che gioie terrene si parla, facciamo un salto in avanti di qualche migliaio d’anni, fino alla Venezia del Cinquecento.

La città del Ponte e delle Fondamenta delle Tette nel 1509 contava ben 11.164 prostitute – su una popolazione di circa 150mila persone -, che però stavano affrontando un serio periodo di crisi, tanto da costringerle, nel 1511, ad appellarsi al Patriarca di Venezia, Antonio Contarini. E le misure del governo non tardarono ad essere prese, dal momento che i clienti venivano loro soffiati… dai prostituti.

E per salvarsi dall’atroce fine che li avrebbe attesi se catturati, impiccati alle colonne di Piazzetta San Marco e poi ridotti in cenere, a questi ultimi restava una sola via di scampo: la maschera.

Gnanga

La maschera del gatto

Forse in omaggio a ciò che la dea Bastet aveva, ai suoi tempi, rappresentato, o piuttosto perché permetteva agli uomini di travestirsi da donna, gli omosessuali ricorrono alla Gnaga per poter girare indisturbati per le strade. Grazie a una scappatoia della stessa legge veneziana.

Chi indossa una maschera, infatti, non può essere arrestato: è una maschera, sta recitando un ruolo. Ed è per questo che le Gnaghe potevano prendersi gioco dei passanti, anche in modo volgare, con un tono stridulo simile alla voce di una donna, o a un gatto, appunto. E il “miao” è gnau in dialetto veneziano, quindi è probabilmente a questo suono che la maschera deve il suo nome.

Per tentare di rendere la concorrenza con questi temibili avversari meno spietata, il governo stabilì, per così dire, di “aprire le vetrine dei negozi” sul Ponte e le Fondamenta delle Tette. Provate a indovinare perché si chiamano così.

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