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La maschera di Zanni e il suo costume

Pulcinella, Arlecchino e Brighella: tre maschere diverse, ma con un antenato in comune, che riassume tutte le caratteristiche delle maschere della Commedia dell’Arte da esso derivate. È lo Zanni, cioè Gianni, che già nel nome rivela il proprio luogo d’origine: la Val Padana. E che anche Shakespeare conosceva.

La storia della maschera di Zanni

La maschera di Zanni nasce nella seconda metà del XV secolo come il servo più povero e ignorante, proveniente dalle campagne bergamasche, delle compagnie comiche che viaggiavano per la Val Padana. La sua popolarità lo portò, un secolo più tardi ad unirsi alle maschere della Commedia dell’Arte, dove diventa un servo dalla doppia personalità.

A volte, infatti, è scaltro e imbroglia la gente onesta, per soddisfare la fame che lo tormenta continuamente. A volte, invece, è sciocco e imbranato, e il suo compito è quello di divertire il pubblico con lazzi e acrobazie. Per questo motivo la maschera si sdoppierà in due zanni: dal primo deriveranno i più furbi Brighella e Truffaldino, dal secondo i servi delle burle, Arlecchino e Pulcinella.

Fin dai suoi esordi come servo tonto, il costume e la maschera di Zanni hanno avuto anche un che di sinistro, quasi demoniaco, come, d’altronde, Arlecchino. I suoi pantaloni e camicia bianchi, quest’ultima legata in vita con una corda, non rimandano soltanto al mondo contadino, ma anche a quello sotterraneo delle anime dei defunti.

E come non vedere tratti demoniaci nella maschera dal naso lungo, con l’espressione corrucciata? In fondo, il carnevale è il momento in cui il demoniaco e il buffo s’incontrano, per permettere alle persone di ridere delle proprie paure.

Zanni

E Shakespeare? William Shakespeare dimostra di aver conosciuto questa maschera perché, intorno al 1590, la parola zany compare nella sua commedia Pene d’amor perdute. Nella scena seconda del quinto Atto, Lord Berowne parla di “Some carry-tale, some please-man, some slight zany”, cioè di “Qualche spione, qualche leccapiedi, qualche inconsistente buffone”.

Quindi, già a fine XVI secolo, Zanni era passato da maschera dell’orrore a maschera che diverte in modo stravagante.

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